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TRATTAMENTO DELLE CICATRICI

La cicatrice compare quando la pelle subisce una lesione che comporta l’interruzione di continuità della cute (epidermide e derma) in seguito ad un evento patologico o traumatico.
Il tessuto cicatriziale colma le ferite e le perdite di sostanza dei tessuti e degli organi. Questo tessuto di riparazione fibroso che sostituisce i normali tessuti interrotti del derma e dell’epidermide ha caratteristiche diverse in relazione a diversi fattori:

  • predisposizione del paziente. La qualità delle cicatrici dipende in larga parte dal modo in cui la cute di un soggetto tende a guarire. I soggetti di carnagione chiara hanno maggiori probabilità di generare cicatrici di buona qualità rispetto ai soggetti di carnagione scura.
  • Zone del corpo interessate. In alcune aree le cicatrici tendono per costituzione a essere più evidenti come nella regione toracica, dietro le orecchie e sulle spalle.
  • Caratteristiche del trauma o del processo infiammatorio che le ha generate. Esistono delle situazioni in cui è molto probabile la formazione di una brutta cicatrice come nel caso di esiti cicatriziali da ustione di II grado profondo o di III grado o in seguito a traumi complessi.

In generale poi, le cicatrici possono comportare limitazioni funzionali. Soprattutto quelle generata da ustioni o traumi estesi, spesso sul viso e sugli arti inferiori, determinano contratture e retrazioni con limitazione dei movimenti.

Tipi di cicatrice

In relazione alla forma alla forma le cicatrici possono essere:

  • Ipertrofiche: quando si ha un’eccessiva formazione di tessuto fibroso. Il tessuto cicatriziale esuberante rimane nei confini delle cicatrici che si presenta arrossata e rilevata. Le cicatrici appaiono particolarmente ingrossate e in ogni caso poco estetiche. Si formano soprattutto sull’addome e sulla superficie flessoria delle articolazioni dove possono limitarne i movimenti articolari.
  • Atrofiche: la cicatrice si presenta depressa e leggermente avvallata. tende a riaprirsi con facilità e a sanguinare. La riparazione è di scarsa qualità e i margini sono variamente distanziati. Spesso si presenta in pazienti predisposti, con malattie sistemiche o in quelli che non hanno eseguito una terapia corretta.
  • Cheloidea: si tratta di una cicatrice che va molto di là dei confini della ferita da cui origina. Produce un notevole disagio estetico ed ha una sua evoluzione cronica poiché tende a crescere nel tempo con delle estroflessioni che sono definite a chela di granchio. I cheloidi si formano maggiormente prima dei 30 anni e spesso nelle persone di etnia nera. La loro formazione sembra dipendere da una predisposizione genetica e da fattori ormonali e immunologici. Possono dare origine a dolore o alterazione della sensibilità locale e prurito.

Rimedi e trattamenti

Le cicatrici sono dei segni permanenti che non possono essere completamente eliminate, ma soltanto migliorate e rese meno evidenti mediante trattamenti medici e chirurgici. Le speranze che i pazienti ripongono in terapie, cure e rimedi per la soluzione delle problematiche cicatriziali hanno favorito lo sviluppo di metodiche terapeutiche, accreditate più dalla cultura popolare e dall’aneddotica, che non da dati scientificamente accertati. Tralasciamo quindi volutamente di citare rimedi “della nonna” tipo impacchi di limone, miele, estratto di cipolla, cetriolo, olio di oliva o trattamenti con ghiaccio ecc. Per terapie mediche supportate da validità scientifica.

Terapie mediche

  • Massaggio delle cicatrici. È consigliabile massaggiare spesso il tessuto cicatriziale dal momento in cui la ferita si è rimarginata.
  • Creme e cerotti. A base di vitamina E, quercitina. Riequilibrano le condizioni cutanee in cui avviene il processo di riparazione. Il gel di silicone è utile a ridurre la loro colorazione e ad ammorbidirle. Agisce aumentando l’idratazione dello strato corneo, proteggendo il tessuto cicatriziale dalla contaminazione batterica, modulando l’espressione dei fattori di crescita tissutale, riducendo il prurito.
  • Compressione della cicatrice. Specifiche medicazioni determinano una pressione costante limitando la formazione di cicatrici ipertrofiche e cheloidi.
  • Iniezione di steroidi. Comportano una riduzione del volume delle cicatrici ipertrofiche e dei cheloidi riducendo al minimo l’eccesso di proliferazione dei fibroblasti.

Terapie para-chirurgiche

  • Trattamenti laser: ablativi ad azione levigante superficiale. Non ablativi migliorativi della qualità dei tessuti di supporto. La luce pulsata è utile nel trattamento delle discromie.
  • Dermoabrasione. Consiste in un’abrasione meccanica, in anestesia locale, dello strato esuberante cicatriziale, migliorandone l’aspetto.
  • Crioterapia. Distrugge il tessuto cicatriziale in esubero attraverso ustioni controllate da freddo. Terapia di solito utilizzata per cicatrici di piccole dimensioni.
  • Peeling chimici. Con sostanze a diverso grado di acidità cheratomodulante. L’acido glicolico, il più usato, rimuove lo strato più superficiale cicatriziale.
  • Fillers. L’infiltrazione di fillers, come collagene e acido ialuronico, punta a migliorare l’aspetto della cicatrice riducendone la profondità. Sono usati soprattutto per le cicatrici sclero-atrofiche e retraenti.

Terapie chirurgiche

Nella programmazione di una terapia chirurgica deve essere sempre considerato che a una cicatrice si sostituisce, comunque, una nuova cicatrice.
La chirurgia può essere utilizzata per modificare posizione, larghezza o forma della cicatrice o per diminuire la tensione di un esito cicatriziale migliorando la funzionalità dell’area interessata.

  • Escissione intralesionale della cicatrice senza la sua completa asportazione. Tecnica valida per lesioni di tipo cheloideo.
  • Escissione completa della cicatrice. Tecnica utilizzata per le cicatrici ipertrofiche. Se l’escissione della cicatrice comporta una perdita di tessuto di dimensioni importanti si può optare per una riparazione con lembi di vicinanza o innesti cutanei a tutto spessore. Queste tecniche sono usate in genere solo per le lesioni di dimensioni maggiori. La probabilità che si riformi una cicatrice di qualità scadente rimane comunque alta.
  • Plastiche a “Z” o a “W”: tecniche chirurgiche che possono riposizionare o cambiare direzione alla cicatrice, interromperne la trazione, o migliorarne la flessibilità. Sono usate soprattutto per le cicatrici retraenti.
  • Tecniche di microchirurgia estetica: piccolissimi cilindri di tessuto cicatriziale sono prelevati e sostituiti da altrettanti micro-cilindri di cute sana. Il trattamento è eseguito in più sedute e può essere accompagnato da altre tecniche come il laser.
  • Lipofilling. Ultima frontiera della medicina estetica applicata al trattamento delle cicatrici. Si tratta del trasferimento di cellule adipose da alcuni siti alla cicatrice. Con il lipoaspirato sono iniettati anche cellule mesenchimali staminali e mediatori chimici autologhi che favoriscono i processi riparativi modulando fisiologicamente i processi propri dell’organismo nella fase di cicatrizzazione.

Prima di procedere con un intervento chirurgico di revisione di una cicatrice è necessario aspettare almeno un anno, periodo di tempo in cui si verificano e vengono portati a termine i processi di maturazione della ferita.

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